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Patrimonio e Risorse Culturali

I Massi della Vecchia


Percorrendo l'antica via rurale denominata "Serravecchia" che da Giuggianello porta a Quattromacine, fatti appena due chilometri, si giunge in contrada "Visilie". Immettendosi in secolari oliveti, si giunge nel fondo "Tenenti" nella cui area giace uno dei monumenti pi enigmatici e meno conosciuti del Salento: il cosiddetto " FURTICIDDHU TE LA VECCHIA". La denominazione è medievale e indica una grande pietra circolare e lenticolare posta su un basamento.
Qui, su un vasto pianoro, si notano altri massi dalle forme piu' svariate. La scienza ufficiale parla di erosione, ma certamente questo luogo interessò gli antichi anche nella preistoria. Ciò è confermato dai vari reperti recuperati dal Centro di Cultura. Contiguo al fondo "Tenenti", in un potere denominato "Cisterna Longa", un altro masso solenne che suscita emozione e rispetto, levigato anch'esso dall'azione delle forze esogene, impreziosisce il posto " LU LETTU TE LA VECCHIA". Questo masso, così denominato, per la sua maestosa forma al giaciglio, guarda a vista "Lu Furtiddhu". Il fascino un po magico di questi monoliti spiega il legame con il mondo fiabesco della fantasia popolare legata a forze magiche che governavano lo svolgersi degli eventi nelle campagne di un tempo, dominato dalla paura di perdere il raccolto. L'erudizione classica salentina fa risalire l'enorme masso di Giuggianello al Masso Oscillante della leggenda di Aristotele. Egli, infatti, affermò che nella parte estrema della Japigia (Salento) esiste una pietra tanto grande che sarebbe impresa impossibile smuoverla e trasportarla persino su un enorme carro. Ma Ercole, sollevatala, senza sforzo, la gettò dietro le sue spalle ed essa si posò sul terreno in maniera tale che anche la semplice pressione di un dito di un bambino sarebbe stata in grado di rimuoverla. In realtà il masso sembra avere qualcosa di straordinario e la sua enorme dimensione fa evocare racconti mitologici popolati da ciclopi, giganti e titani. Il superbo monolite per la sua scenografia è considerato monumento nazionale di prima categoria.
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Quattromacine

La scoperta del Casale medioevale di Quattromacine è stata voluta principalmente dal Centro e Giovanni Caroppo, proprietario del fondo in cui si sviluppa il casale. Il sito è posto sulla Serra di san Giovanni o di Giuggianello ad una quota di 105 m. sul livello del mare.
Il primo documento in cui è menzionato, tra gli altri, il casale di " Quattor Macinarum" è un diploma emesso sotto Federico II nel 1219 che conferma la sua dipendenza dall'Arcivescovo di Otranto Tancredi degli Annibaldi.

Nel 1991, con la fortuita scoperta dei resti di un'abside di un'antica cappella, il Presidente, Vincenzo Ruggeri, interessò, tramite l'ing. Gianni Carluccio, il prof. Francesco D' Andria del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università degli Studi di Lecce. L'università si dimostr interessata avviando nel 1992 il progetto "Quattromacine" al fine di indagare la natura delle campagne medioevali che si sviluppano nell'entroterra di Otranto. Il progetto aveva i seguenti obiettivi di ricerca:

  • Capire e dotare la genesi del sistema di casali o piccoli nuclei agricoli caratteristici del Salento.
  • Capire l'inizio e le forme di feudalizzazione del territorio.
  • Caratterizzare il sistema di casali e il sistema feudale attraverso la cultura materiale.
  • Capire e datare l'abbandono del sistema pervasiva dei casali.
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Il "Trappeto Ipogeo"

Con i fondi provenienti dalla Sagra nel 1998 si acquistato un "Trappeto Ipogeo" primitivo oleificio che ha caratterizzato un'epoca. E' un esemplare di tutto un patrimonio culturale del paese che è urgente recuperare per non perdere le nostre radici, per non rompere i legami con il passato di un popolo laborioso e intraprendente: capire da dove si viene può aiutare molto per capire dove si vuole arrivare e con quali strumenti. L'analisi del passato deve essere un'analisi critica e non un approccio retorico perché ci falserebbe i problemi. Se non possiamo sottrarci all'attività e alla cultura di una società moderna, caratterizzata da un continuo progresso tecnico, possiamo però migliorarla, umanizzandola, riportarlo cioè quei valori umani che davano significato alle antiche società.
La difesa del patrimonio storico ambientale di una località non è un'operazione di retroguardia, ma contribuisce a fissare e raggiungere l'obiettivo qual è lo sviluppo senza perdere la propria identità.
Questo "TRAPPETO" fa parte di una rilevante memoria storica, interrotta da poco di 100 anni, che legò un piccolo paese, quale è Giuggianello, alla cultura della terra, attraverso la produzione e il commercio dell'olio che ancora oggi sono attività largamente diffuse nel nostro comune, pur se attuate con tecniche avanzate. La valorizzazione perciò di questo antico frantoio costituisce un a fondamentale risorsa per il nostro territorio e la sua popolazione: l'investimento dei capitali che il suo recupero necessita, deve essere fatto in funzione di un ritorno in ricchezza anche nel breve e medio periodo.
Entrandovi, si prova la sensazione di trovarsi proiettati in un mondo ancora vivo ed intatto, grazie alla fatica di tanti uomini del passato. E si scopre la durissima lotta del loro vivere quotidiano che non va certamente mitizzata.
Perché, non appena il progresso tecnico permise migliori e confortanti condizioni di lavoro, non esitarono ad abbandonare il buio e l'umidità del sottosuolo e risalirono alla luce.
Quindi una testimonianza di un pezzo del patrimonio culturale della civilt contadina degno di essere conservato, tutelato e valorizzato perché è un'eredit di carattere storico e perché ha una valenza spiccatamente turistica ed economica. In tale struttura, una volta recuperata, il Centro intende allestire il "MUSEO DELL'OLIO E DELL'OLIVICOLTURA".

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